Un urto mediatico-giudiziario squassa l’ex Mps di Mussari
Subbuglio al Monte. Circa 50 finanzieri, dei 147 impegnati nell’inchiesta, si sono presentati ieri prima dell’apertura degli uffici a Rocca Salimbeni, sede del Monte dei Paschi. La perquisizione è iniziata alle 7.10 ed è durata fino al pomeriggio: i finanzieri non si sono limitati agli uffici di Rocca Salimbeni e alla sede della Fondazione, ma sono andati anche nelle case degli ex dirigenti del Monte, primo fra tutti l’ex presidente della banca Mps Giuseppe Mussari, ora presidente dell’Abi. Mussari comunque non è indagato. Leggi gli aggiornamenti sul blog di Michele Arnese
23 AGO 20

Siena. Subbuglio al Monte. Circa 50 finanzieri, dei 147 impegnati nell’inchiesta, si sono presentati ieri prima dell’apertura degli uffici a Rocca Salimbeni, sede del Monte dei Paschi. La perquisizione è iniziata alle 7.10 ed è durata fino al pomeriggio: i finanzieri non si sono limitati agli uffici di Rocca Salimbeni e alla sede della Fondazione, ma sono andati anche nelle case degli ex dirigenti del Monte, primo fra tutti l’ex presidente della banca Mps Giuseppe Mussari, ora presidente dell’Abi. Mussari comunque non è indagato. Perquisizioni sono state effettuate anche nell’abitazione del presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini, di Antonio Vigni, ex dg del Monte e dell’attuale dg della Fondazione Mps Claudio Pieri. Al centro dell’inchiesta, che sarebbe partita lo scorso autunno, c’è l’acquisizione della banca Antonveneta avvenuta nel 2008.
Gli uomini del gruppo valutario della Guardia di Finanza di Roma vogliono comprendere come il Monte abbia acquisito l’istituto veneto a un prezzo di 9,3 miliardi di euro (poi salito a 10,3) dall’istituto spagnolo Santander, che solo due mesi prima aveva pagato la stessa Antonveneta 6,6 miliardi di euro.
I magistrati intendono capire in particolare le reali modalità dell’aumento di capitale del 2008 per la parte del cosiddetto Fresh da un miliardo di euro. La procura ieri ha spiegato che indaga ipotizzando i reati di “manipolazione del mercato” e di “ostacolo alle funzioni delle autorità di vigilanza in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie alla acquisizione di Banca Antonveneta e ai finanziamenti in essere a favore della Fondazione Monte dei Paschi”. Una delle ipotesi investigative riguarda la manipolazione del titolo in Borsa, lo scorso gennaio, per sostenere il prezzo ed evitare la caduta sotto la soglia fissata per il reintegro delle garanzie alle banche creditrici dell’istituto.
I magistrati intendono capire in particolare le reali modalità dell’aumento di capitale del 2008 per la parte del cosiddetto Fresh da un miliardo di euro. La procura ieri ha spiegato che indaga ipotizzando i reati di “manipolazione del mercato” e di “ostacolo alle funzioni delle autorità di vigilanza in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie alla acquisizione di Banca Antonveneta e ai finanziamenti in essere a favore della Fondazione Monte dei Paschi”. Una delle ipotesi investigative riguarda la manipolazione del titolo in Borsa, lo scorso gennaio, per sostenere il prezzo ed evitare la caduta sotto la soglia fissata per il reintegro delle garanzie alle banche creditrici dell’istituto.
Ad aprile il caso dell’acquisizione di Antonveneta nel 2008 da parte di Mps è stato discusso nell’assemblea della banca. “Rispondendo a una domanda di un piccolo azionista – ha ricordato ieri Ugo Bertone sul sito “Firstonline” – Tommaso Di Tanno, eminente studioso delle scienze tributarie vicino a Vincenzo Visco (e a Massimo D’Alema) e presidente uscente del collegio sindacale di Mps, aveva risposto ai dubbi sul prezzo, vicino ai 9 miliardi, pagato per Banca Antonveneta, che, pur non essendo stata fatta alcuna due diligence, i documenti pervenuti al collegio erano risultati corretti sul piano formale e sostanziale”. “Il valore patrimoniale della Banca era di 2,3 miliardi e fu acquistata per 9 miliardi – ha aggiunto Di Tanno, sorprendendo azionisti e analisti – Non entro nel merito se il prezzo di 9 miliardi fosse appropriato”. Di Tanno ha anche ricordato che la due diligence preventiva sulla banca veneta “non fu fatta”, tuttavia i dati “risultarono veritieri”. “Una vera e propria ‘bomba’ – ha chiosato Bertone – fatta esplodere da uno dei tributaristi più autorevoli vicini al Pd, spesso intervistato tra l’altro per i servizi di “Report”, la trasmissione tv di Milena Gabanelli che domenica sera ha acceso, circostanza forse non casuale, i riflettori su Siena, dove altre fazioni del Pd soprattutto tra i cattolici si stanno sfidando da settimane proprio sul Monte dei Paschi di Siena”. Di Tanno, tra l’altro, è stato in passato anche presidente del collegio sindacale della Caltagirone spa.
A Siena si è notato ieri un atteggiamento atarassico dei nuovi vertici dell’istituto: il nuovo presidente Alessandro Profumo e il direttore generale Fabrizio Viola hanno seguito le perquisizioni delle Fiamme Gialle e ai giornalisti hanno dato appuntamento a oggi per la presentazione di Viola come nuovo amministratore delegato.
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